Minimalismo e libertà di scelta

Documentario – 2021 – 53m

Minimalismo: Il meno è ora

Da poco disponibile su Netflix in inglese con sottotitoli in italiano, questo documentario continua e in parte integra i temi trattati in Minimalism: A documentary about the important things. Ritroveremo Joshua Fields Millburn e Ryan Nicodemus. Ci faranno sbirciare nelle loro vite svelandoci sia momenti felici che tristi del loro passato. Si parlerà inoltre di consumismo, marketing, deficit advertising, shopping online, social media e ovviamente … minimalismo.


L’efficienza e la rapidità nella consegna raggiunta dalle imprese che si occupano di shopping online ha creato un’esistenza in cui ci è permesso avere tutto e subito. Parallelamente pubblicità e social media ci bombardano di informazioni e stimoli ai quali è molto difficile resistere vista la frequenza e la forza dirompente con cui entrano nelle nostre vite. Rischiamo di farci convincere a comprare ancor prima di aver pensato a come usare il nostro prossimo acquisto. Risultato: alla domanda ne ho veramente bisogno? spesso ci rispondiamo no, ma mi piace oppure non importa, in un qualche modo vedrai che lo useremo. E’ forse in quel preciso momento che il seme dell’acquisto senza scopo (without purpose) viene piantato e che il focus del nostro star bene si sposta da noi all’oggetto che riteniamo indispensabile per la nostra felicità.

Il modo migliore per capire se hai troppe cose non è aspettare di restare senza spazio dove metterle, ma chiederti se hai ancora un motivo per tenerle.

Minimalismo: Il meno è ora

Viviamo in una società libera e abbiamo libertà di scelta e, nei limiti accettabili dalla legge, possediamo anche una discreta libertà di azione. Pensate agli ultimi acquisti che avete fatto. Se lo ritenete necessario provate a spingervi un pò più indietro nel tempo. Ora provate a ricordare cosa avete comprato e perché, come e quante volte avete utilizzato quell’acquisto. Ritorniamo all’idea di libertà accennata all’inizio di questo paragrafo. Siamo davvero liberi di scegliere o veniamo piuttosto influenzati da quello che ci viene proposto tramite le pochissime e altamente selezionate piattaforme online a nostra disposizione? Abbiamo davvero così tanta scelta e così tanta libertà di pensiero o veniamo piuttosto sedotti dalla narrazione vincente che c’è intorno a quel prodotto?

Uno dei trucchi che usano è il cosiddetto deficit advertising. Ci inviano pubblicità che a livello inconscio ci fanno sentire inadeguati se non abbiamo quel prodotto … Pensate all’effetto che fa sentirsi dire, ogni giorno: così non vai bene … Quindi vogliamo migliorare. E poiché abbiamo dimenticato che esistono altri metodi … far parte di una comunità e avere uno scopo nella vita, avere una propria identità. Non siamo solo un brand. Ma senza questi valori, pensiamo di soddisfare il bisogno di appartenenza comprando più cose.

Minimalismo: Il meno è ora

Prendiamo i cookies, per esempio. Sono forse uno tra i più conosciuti ed accettati sistemi di controllo ai quali tutti noi siamo esposti nel momento in cui andiamo a ricercare semplici informazioni nel web. Nella maggior parte dei casi ci troviamo persino obbligati ad accettare i cookies per poter accedere a quella pagina. Per completare il tutto, i dati raccolti tramite le ricerche effettuate verranno analizzati e trasformati in annunci personalizzati che ci spingeranno a perseguire ancora di più in quella direzione.

Il risultato sono pubblicità intelligenti e predittive che sembrano conoscerci meglio di noi stessi … E l’obiettivo è sempre lo stesso. Farti comprare altre cose.

Minimalismo: Il meno è ora

Nessuna app vi proporrà di cambiare direzione o comprare meno. Sarà la vostra capacità di riconoscere cosa contribuisce veramente alla vostra felicità e a quella di chi vi circonda che vi aiuterà a fare un passo indietro nel caso fosse necessario. Riconoscere, ad un livello più profondo del semplice sì, lo so come funziona la pubblicità, che il messaggio pubblicitario viene creato con lo scopo di farci comprare potrebbe essere un primo passo verso l’indipendenza emotiva. Arriveremo così a vedere cartelloni pubblicitari e spot televisivi per quello che sono: pura finzione ideata nei minimi particolari per farmi credere che con quella macchina o quel profumo divento improvvisamente una persona irresistibile e rispettata.

Il debito che crea il maggior numero di problemi nella nostra società deriva dal bisogno di mantenere le apparenze. Ci mettiamo sotto pressione senza motivo per avere una certa immagine … voglio godere del vantaggio di essere ritenuto un certo tipo di persona.

Minimalismo: Il meno è ora

Come se non bastasse, a complicare ancora di più le cose ci sono le persone intorno a noi. Già, perché l’essere umano non esiste in solitudine. L’essere umano è un essere sociale, ha bisogno del rapporto con altri individui per evolvere sia mentalmente che emotivamente. Il problema potrebbe sorgere nel momento in cui il senso di comunità e condivisione che sta alla base di una crescita personale dovesse essere sostituito da un senso di appartenenza determinato da ciò che possediamo. Se ci fermiamo un attimo a pensare a quante persone ci sono su questo pianeta, l’idea di misurare il nostro valore personale attraverso ciò che possediamo è un fallimento ancora prima di cominciare. Ci sarà sempre qualcuno con la casa più grande della nostra, un fisico più definito, un lavoro più interessante e chissà cos’altro in più di noi! E noi, nel mentre, vediamo la nostra felicità scivolarci dalle dita perché ci concentriamo di più sugli altri che su noi stessi. Se poi pensiamo che invidiamo le vite di altre persone basandoci solamente su quello che postano attraverso i social, alimentiamo ulteriormente l’illusione.

Una volta soddisfatti i bisogni primari, stabiliamo se abbiamo cose a sufficienza in rapporto alla gente che ci circonda. Ci sentiamo in perenne competizione. Giudichiamo i nostri mobili, i vestiti, la nostra auto basandoci sugli altri. Un tempo vivevamo insieme a persone con un background socioeconomico simile e avevamo tutti le stesse cose. Ma ora, con l’assalto della televisione e dei social media, il nostro gruppo di riferimento si è ‘verticalizzato’.

Minimalismo: Il meno è ora

Ed ecco che questo movimento chiamato minimalismo ci viene in aiuto. Ci propone una strada alternativa a quella venduta dalla società contemporanea. Ognuno di noi è libero di farne uno stile di vita o di pensare ai principi del minimalismo solo quando lo ritiene necessario. Non è una formula universale. E’ personalizzabile e strettamente legata alle nostre esperienze e necessità. Non si tratta di rinunciare a ciò che ci piace, ma di essere consapevoli di ciò che possediamo per poter utilizzare ogni singola cosa al meglio, senza inutili sprechi.


Il documentario propone una sfida interessante:

Less Is Now challenge – Coinvolgete una persona. Ognuno si libera di una cosa il primo giorno, due cose il secondo giorno, tre cose il terzo giorno e così via fino al giorno 30. Qualsiasi cosa va bene, dalle matite ai pantaloni. Riuscirete a completare la sfida? Condividete i vostri progressi su #LESSISNOW.

Ricordandoci che non esiste una ricetta unica per ognuno di noi, possiamo personalizzare la sfida e decidere di eliminare un oggetto al giorno per un mese, per esempio. Come inizio non è male e ci permette di fare spazio nella nostra vita con modalità meno traumatiche rispetto alla sfida originale. Possiamo anche pensare di continuare per due, tre, sei mesi o un anno intero. E’ a nostra totale discrezione.

Fatemi sapere com’è andata!

2 pensieri riguardo “Minimalismo e libertà di scelta

  1. Cara Vero, volevo risponderti tempo fa poi la Didattica a Distanza ha occupato molto spazio. Avrei tanto da dire sull’argomento “minimalismo”, in base alla mia esperienza. Ma forse la frase che riassume la decisione- semplificando- se tenere o buttare è ” non chiederci se abbiamo spazio dove mettere delle cose ma un motivo per tenerle” . E io penso di avere motivi per spolverare molti oggetti senza che ciò mi pesi perchè…

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    1. Penso che questa tua riflessione sia molto importante per sottolineare quanto questo percorso possa essere estremamente soggettivo. Non c’è una formula che possa andare bene per tutti. Alcuni di noi preferiscono voltare pagina in maniera radicale e impulsiva e fare piazza pulita di tutto ciò che non sentono più vicino come prima, mentre altri scartano solo ciò che ritengono necessario e solo quando pensano che sia arrivato veramente il momento per farlo. Ogni persona reagisce in modo diverso e credo che tante persone possano trovare in te una grande alleata. Grazie mille per aver condiviso con noi il tuo pensiero.

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