“La Pedagogia degli Oppressi” – Paulo Freire

Scritta dal pedagogista brasiliano Paulo Freire, conclusa nel 1968 e pubblicata per la prima volta in inglese (e non in portoghese) nel 1970, Pedagogia deli Oppressi (Pedagogia do Oprimido il titolo originale) è stata considerata una fra le opere pedagogiche più rivoluzionarie mai state scritte. Opera non semplice, necessita di diverse letture per poterne comprendere il messaggio più profondo. Consapevole del fatto che in traduzione alcune delle sfumature del pensiero espresso in lingua originale vengono perse, spero di riuscire a comunicare anche solo una parte della grande forza rivoluzionaria del pensiero di Freire attraverso alcuni estratti da me liberamente selezionati. Nonostante siano passati più di 50 anni dalle riflessioni di Freire, l’opera si dimostra più attuale che mai.

Sviluppo comunitario e cambio di prospettiva: Da problemi e mancanze ad abilità e competenze

Quando siamo in difficoltà è facile pensare che sia necessario l’intervento di una personalità da fuori che possa risolvere tutti i nostri problemi. Nell’attesa che qualcuno dai piani alti si preoccupi per noi, vediamo cosa possiamo fare noi per noi stessi e per la comunità in cui viviamo. Dove, ma soprattutto come possiamo ritrovare una nuova forza interna alla nostra comunità?

Il diavolo e l’acqua santa

Sono capace di compiere il male? E soprattutto, siamo davvero così diversi da quei carnefici che sentiamo tanto lontani da noi? Beh, noi alla fine siamo persone “normali”, noi siamo i buoni, mentre i “mostri” capaci di tanto orrore sono esseri patologici … devono esserlo, no? Ma no dai, io alla fine non sono un mostro … e non potrei mai esserlo. Ah davvero?

Cornice narrativa e punto di vista

Il frame (cornice o struttura) è quello strumento che ci permette di interpretare quello che percepiamo attraverso l’utilizzo di modelli concettuali preesistenti. Le esperienze che ogni giorno viviamo influenzano il modo in cui percepiamo e interpretiamo ciò che ci circonda. A diverse persone corrispondono diverse esperienze di vita che contribuiscono alla creazione di modelli interpretativi profondamente soggettivi.

L’importanza di raccontare e raccontarsi

La nostra vita è fatta di storie e le storie non sono mai neutrali perché riflettono caratteristiche di chi le narra o di chi le abita. Accogliere l’esperienza di chi sta condividendo con noi una storia senza giudicarla ci permette di riconoscere che dietro ad ogni parola c’è sempre un vissuto che, se condiviso, può arricchire chi lo ascolta.