L’azienda può diventare un luogo di aggregazione e dialogo con l’obbiettivo di creare una maggiore consapevolezza nei lavoratori (indipendentemente dalla posizione ricoperta). Attraverso il confronto fra prospettive diverse si tenta di smascherare alcuni dei preconcetti che limitano la realizzazione personale e professionale del lavoratore le cui caratteristiche non siano in linea con la maggioranza. Come si crea un ambiente di lavoro diversificato ed inclusivo? Da dove possiamo cominciare? Vediamo insieme alcuni dei primissimi passi da muovere quando si intraprende la strada della diversità ed inclusione in ambito lavorativo.
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Kate Bornstein – “Gender Outlaw” pt.3
Vorrei cominciare così la terza ed ultima parte di questa mini-serie dedicata non solo al libro di Kate Bornstein “Gender outlaw: on men, women, and the rest of us,” ma anche e soprattutto alla possibilità di riflettere sulla più generica necessità che ognuno di noi ha di definirsi davanti agli altri e davanti a noi stessi. La mia domanda a questo punto potrebbe essere questa: perché ci troviamo spesso alla ricerca di una definizione che ci possa permettere di classificare noi stessi e gli altri attraverso categorie ed etichette?
Kate Bornstein – “Gender Outlaw” pt.2
Nel parlare di genere o identità di genere si tende a favorire un’immagine chiara e ben delineata. E’ come se ci fosse la necessità o l’urgenza di capire immediatamente se la persona che abbiamo davanti sia un uomo o una donna. Nel caso in cui il dubbio dovesse rimanere tendiamo a cercare conferme nel modo di parlare, nell’atteggiamento, nella professione, nel partner, o in qualsiasi altro schema sociale a noi conosciuto. … stavo pensando: ma … rinchiudere chi ci circonda in categorie fisse e immutabili (siano esse inclusive o esclusive) non mette anche noi stessi nelle condizioni di sceglierci un gruppo con il quale identificarci e lì stare? Creare in maniera socio-culturale (e quindi sistematica) delle diversità da isolare, non fa essere tutti noi un po’ più soli in questo mondo?
Kate Bornstein – “Gender Outlaw” pt.1
La necessità di avere una personalità che si possa riconoscere facilmente deriva dalla necessità delle persone che incontriamo di poterci leggere, interpretare, e quindi classificare (con il minimo sforzo possibile) attraverso l’utilizzo di schemi già noti. Nell’ambito di identità di genere e sessualità questa necessità di stabilire dei limiti entro cui determinare le caratteristiche di una piuttosto che di un’altra categoria sono ancora molto evidenti e, aggiungerei, ancora piuttosto rigide.
Sviluppo comunitario e cambio di prospettiva: Da problemi e mancanze ad abilità e competenze
Quando siamo in difficoltà è facile pensare che sia necessario l’intervento di una personalità da fuori che possa risolvere tutti i nostri problemi. Nell’attesa che qualcuno dai piani alti si preoccupi per noi, vediamo cosa possiamo fare noi per noi stessi e per la comunità in cui viviamo. Dove, ma soprattutto come possiamo ritrovare una nuova forza interna alla nostra comunità?
Figli del mondo: dal “IO” al “NOI”
Concediamoci il lusso di non capire perché è proprio nella ricerca della comprensione, sebbene non necessariamente nella comprensione stessa, che troveremo ciò di cui abbiamo bisogno.
Il diavolo e l’acqua santa
Sono capace di compiere il male? E soprattutto, siamo davvero così diversi da quei carnefici che sentiamo tanto lontani da noi? Beh, noi alla fine siamo persone “normali”, noi siamo i buoni, mentre i “mostri” capaci di tanto orrore sono esseri patologici … devono esserlo, no? Ma no dai, io alla fine non sono un mostro … e non potrei mai esserlo. Ah davvero?
Cornice narrativa e punto di vista
Il frame (cornice o struttura) è quello strumento che ci permette di interpretare quello che percepiamo attraverso l’utilizzo di modelli concettuali preesistenti. Le esperienze che ogni giorno viviamo influenzano il modo in cui percepiamo e interpretiamo ciò che ci circonda. A diverse persone corrispondono diverse esperienze di vita che contribuiscono alla creazione di modelli interpretativi profondamente soggettivi.
L’importanza di raccontare e raccontarsi
La nostra vita è fatta di storie e le storie non sono mai neutrali perché riflettono caratteristiche di chi le narra o di chi le abita. Accogliere l’esperienza di chi sta condividendo con noi una storia senza giudicarla ci permette di riconoscere che dietro ad ogni parola c’è sempre un vissuto che, se condiviso, può arricchire chi lo ascolta.