Questo libro ricrea in maniera brillante il dramma delle esperienze che hanno plasmato il destino di Nelson Mandela. Long Walk to Freedom è una storia di avversità, resilienza, e trionfo finale narrato con la chiarezza e l’eloquenza di un leader nato.
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“Inclusione” come modello lavorativo (non come scopo)
A volte quando sento parlare di inclusione in ambito lavorativo, sembra quasi che si tratti questo tema come se fosse uno scopo o una meta da raggiungere per poi poter affermare “Finalmente ce l’abbiamo fatta; siamo un’azienda inclusiva.” Purtroppo (o per fortuna), non è esattamente così che funzione il percorso della diversità e dell’inclusione. NonContinua a leggere ““Inclusione” come modello lavorativo (non come scopo)”
Come creare una cultura inclusiva sul posto di lavoro
In “Cultura Inclusiva in Ambito Lavorativo” abbiamo visto come muovere i primi passi verso la realizzazione di un ambiente di lavoro più attento alle diversità delle perone che ci lavorano. In questo articolo proveremo ad entrare più nello specifico mettendo in evidenza alcune strategie che possono aiutarci a promuovere e realizzare una cultura lavorativa non solo diversificata, ma anche più inclusiva.
Cultura inclusiva in ambito lavorativo
L’azienda può diventare un luogo di aggregazione e dialogo con l’obbiettivo di creare una maggiore consapevolezza nei lavoratori (indipendentemente dalla posizione ricoperta). Attraverso il confronto fra prospettive diverse si tenta di smascherare alcuni dei preconcetti che limitano la realizzazione personale e professionale del lavoratore le cui caratteristiche non siano in linea con la maggioranza. Come si crea un ambiente di lavoro diversificato ed inclusivo? Da dove possiamo cominciare? Vediamo insieme alcuni dei primissimi passi da muovere quando si intraprende la strada della diversità ed inclusione in ambito lavorativo.
“Sociologia della comunicazione nell’era digitale” – Luciano Paccagnella
DIFFICOLTA’: bassa (consigliato a chiunque si voglia fare un’idea generale della nascita e sviluppo dei mezzi di comunicazione dai tempi antichi ad oggi) LINGUA ORIGINALE: Italiano Benché si usi far risalire i primi notiziari agli acta diurna affissi nelle città dell’antica Roma, il primo vero periodico compare solo alla fine del Cinquecento, a Venezia, vendutoContinua a leggere ““Sociologia della comunicazione nell’era digitale” – Luciano Paccagnella”
“La Peste” – Albert Camus
“La Peste” rappresenta la lotta, la sopportazione e la rassegnazione nei confronti di un male contro il quale l’uomo può fare ben poco se non reagire con i mezzi che ha a disposizione e sperare che questi funzionino (e che la malattia si decida ad abbandonare la città). “La Peste” ci ricorda che, una volta che ci spogliamo di tutto il superfluo, siamo tutti esseri umani con gli stessi desideri e le stesse paure perché abbiamo molte più cose in comune che ci uniscono di quante possano essere le differenze che apparentemente ci dividono. Quindi…cosa rimane da fare? Secondo Camus, uno dei modi migliori per arrivare a riconoscere, sopportare ed eventualmente superare l’assurdità dell’esistenza umana è quello di esplorare noi stessi nella solidarietà con gli altri con lo scopo di creare legami sinceri che possano resistere al dolore e alle sofferenze della vita.
Kate Bornstein – “Gender Outlaw” pt.3
Vorrei cominciare così la terza ed ultima parte di questa mini-serie dedicata non solo al libro di Kate Bornstein “Gender outlaw: on men, women, and the rest of us,” ma anche e soprattutto alla possibilità di riflettere sulla più generica necessità che ognuno di noi ha di definirsi davanti agli altri e davanti a noi stessi. La mia domanda a questo punto potrebbe essere questa: perché ci troviamo spesso alla ricerca di una definizione che ci possa permettere di classificare noi stessi e gli altri attraverso categorie ed etichette?
“Il Ritratto di Dorian Gray” – Oscar Wilde
I personaggi delle sue storie, come lui stesso in diverse fasi della sua vita, sembrano essere alla ricerca di qualcosa: conferme e accettazione sociale, risposte a pulsioni e crisi esistenziali e soprattutto strade alternative alla rigidità e ipocrisia borghese. Tuttavia, una cosa su tutte domina le narrazioni e le riflessioni di Oscar Wilde: il desiderio, quasi la necessità, di vivere in modo spontaneo e pieno seguendo impulsi e passioni e rendendo la vita stessa una delle più grandi forme d’arte che l’uomo possa mai produrre durante la sua permanenza su questo mondo.
Kate Bornstein – “Gender Outlaw” pt.2
Nel parlare di genere o identità di genere si tende a favorire un’immagine chiara e ben delineata. E’ come se ci fosse la necessità o l’urgenza di capire immediatamente se la persona che abbiamo davanti sia un uomo o una donna. Nel caso in cui il dubbio dovesse rimanere tendiamo a cercare conferme nel modo di parlare, nell’atteggiamento, nella professione, nel partner, o in qualsiasi altro schema sociale a noi conosciuto. … stavo pensando: ma … rinchiudere chi ci circonda in categorie fisse e immutabili (siano esse inclusive o esclusive) non mette anche noi stessi nelle condizioni di sceglierci un gruppo con il quale identificarci e lì stare? Creare in maniera socio-culturale (e quindi sistematica) delle diversità da isolare, non fa essere tutti noi un po’ più soli in questo mondo?
Kate Bornstein – “Gender Outlaw” pt.1
La necessità di avere una personalità che si possa riconoscere facilmente deriva dalla necessità delle persone che incontriamo di poterci leggere, interpretare, e quindi classificare (con il minimo sforzo possibile) attraverso l’utilizzo di schemi già noti. Nell’ambito di identità di genere e sessualità questa necessità di stabilire dei limiti entro cui determinare le caratteristiche di una piuttosto che di un’altra categoria sono ancora molto evidenti e, aggiungerei, ancora piuttosto rigide.