Titolo Originale – “Outliers: The Story of Success”


Malcom Gladwell: autore, giornalista, commentatore culturale e avventuriero intellettuale. Nato in Inghilterra nel 1963 e cresciuto in Ontario, nel 2005 è stato nominato una delle 100 persone più influenti dalla rivista Time.
Consigliatissimo a tutti, per il suo stile semplice, scorrevole ed estremamente piacevole. Inoltre tutti i suoi libri sono disponibili in italiano!!!
DIFFICOLTA’: bassa
LINGUA ORIGINALE: Inglese USA
Perché alcune persone ottengono molto di più rispetto ad altre? Sono persone così fuori dall’ordinario o sono molto più simili a noi di quanto pensiamo? Perché alcune persone hanno successo e altre no? Malcolm Gladwell analizza la vita di diverse personalità di successo, dai campioni dello sport ai geni scientifici e informatici, per mostrarci come la storia del successo sia molto più sorprendente di quanto pensiamo. Solo le persone particolarmente dotate riescono ad avere successo? E’ vero che impegno e dedizione ripagano sempre? In che relazione si trovano genio, impegno e fortuna quando si parla di persone che hanno avuto successo nella vita?
In “Fuoriclasse: Storia naturale del successo” – Malcolm Gladwell – (Parte 1) abbiamo scoperto come le persone di successo siano inevitabilmente i beneficiari di situazioni vantaggiose, straordinarie opportunità e retaggi culturali che hanno permesso loro di imparare, lavorare duramente e capire il mondo in un modo unico rispetto ad altre persone a loro contemporanee.
In poche parole, non basta essere preparati e competenti per avere successo. Alle abilità personali bisogna aggiungere condizioni vantaggiose arbitrarie e opportunità senza le quali il successo non sarebbe possibile.
In questa seconda parte analizzeremo la “Regola delle 10,000 ore” e impareremo a comprendere meglio la relazione fra talento e successo.
La domanda è questa: esiste qualcosa come il talento innato? La risposta ovvia è sì (…) Il successo è talento più preparazione.
The question is this: is there such a thing as innate talent? The obvious answer is yes (…) Achievement is talent plus preparation. (p. 38)
E quando si parla di preparazione, a cosa ci si riferisce esattamente? Per esempio, nel caso dei musicisti, l’aspetto che più fa la differenza fra un musicista bravissimo e un musicista eccellente è quanto duramente la persona lavora sulle sue abilità. Ciò che però è davvero degno di nota è che le persone che hanno raggiunto un livello elevato di conoscenza e pratica musicale non semplicemente si impegnano di più degli altri, ma fanno molte molte molte più ore di pratica rispetto agli altri.
L’idea che l’eccellenza nell’eseguire un compito complesso richieda un livello minimo critico di pratica emerge ancora e ancora negli studi sulla competenza. Infatti, i ricercatori sono giunti alla conclusione che il numero magico per una vera competenza sia diecimila ore.
The idea that excellence at performing a complex task requires a critical minimum level of practice surfaces again and again in studies of experties. In fact, researchers have settled on what they believe is the magic number for true expertise: ten thousand hours. (pp. 39-40)
Infatti, sembra che il cervello abbia bisogno di tutte queste ore di pratica per assimilare tutto ciò che gli serve per raggiungere il grado più alto di padronanza e controllo. 10,000 ore di pratica sembra essere il numero magico per raggiungere l’eccellenza.
Per esempio, per diventare un gran maestro degli scacchi sembra che siano necessari circa 10 anni di pratica. E 10 anni di pratica non sono altro che il tempo necessario per raggiungere le 10,000 ore di allenamento in questa disciplina. Secondo quanto scrive Gladwell, anche Mozart non è esente da questa regola. Anche il prodigio musicale più grande di tutti i tempi ha dovuto completare le sue 10,000 ore di pratica prima di arrivare all’eccellenza.
La pratica non è ciò che fai una volta che sei bravo.
Practice isn’t the thing you do once you’re good.
La pratica è ciò che fai e che ti rende bravo.
It’s the thing you do that makes you good. (p. 42)
Come avrete potuto capire dall’esempio del giocatore di scacchi 10,000 ore implicano un lasso di tempo molto lungo nella vita di una persona. Si potrebbe quasi dire che è impossibile raggiungere tutte queste ore di pratica prima dell’età adulta.
Nell’articolo precedente abbiamo visto come le opportunità che si presentano nella vita di ognuno di noi possano influire sulle nostre probabilità di successo. Con il seguente esempio andremo a unire la necessità di avere e cogliere le giuste opportunità con la regola delle 10,000 ore per capire come la combinazione delle due possa avvicinarci al raggiungimento del successo.
Consideriamo il successo dei Beatles, per esempio. Nel 1964 sbarcarono in America dando inizio a quella che venne chiamata la British Invasion, ovvero l’invasione britannica nella scena musicale americana. Questo fenomeno avrebbe cambiato per sempre la musica pop di quell’epoca. Ma come raggiunsero tale successo? Quando arrivarono negli Stati Uniti, quante ore di pratica insieme come gruppo avevano alle spalle?
Secondo quanto afferma Gladwell nel suo libro, Lennon e McCartney cominciarono a suonare insieme nel 1957 (sette anni prima di sbarcare in America). Nel 1960 stavano ancora frequentando le scuole superiori quando vennero chiamati a suonare ad Amburgo, in Germania. E non andarono a suonare nei classici locali rock con musica dal vivo e gruppi emergenti. Cominciarono in locali di spogliarello il cui proprietario decise di organizzare straeptease nonstop con musica dal vivo.
Ed ecco l’opportunità dei Beatles. Ma le 10,000 ore? I Beatles tornarono diverse volte a suonare in quei locali non per i soldi e nemmeno per l’acustica del posto (e non certo per la clientela che li frequentavano). Andavano ad Amburgo per le ore di esibizione che i gruppi erano forzati a fare. Spesso dovevano suonare tutta la notte, una media di 8 ore ad esibizione. Quando si sparse la voce e il pubblico cominciò a frequentare i club per sentire i Beatles suonare, le esibizioni di 8 ore passarono ad essere da un paio di notti a settimana (durante il weekend) a 7 notti su 7.
Ecco un resoconto dei viaggi ad Amburgo e del numero di esibizioni che fecero i Beatles in Germania fra il 1960 e il 1962:
–> 1° viaggio: suonarono 106 notti per 5 o più ore a notte
–> 2° viaggio: suonarono 92 volte
–> 3° viaggio: suonarono 48 volte per un totale di 172 ore sul palco
–> Ultimi due viaggi: Novembre e Dicembre del 1962 altre 90 ore di esibizione.
In totale si esibirono 270 notti in solamente un anno e mezzo. Quando raggiunsero il successo nel 1964 si erano già esibiti dal vivo circa 1200 volte (pp. 49-50). La maggior parte dei gruppi musicali non raggiunge le 1200 esibizioni nemmeno in tutta la loro carriera. In questo senso, Amburgo fu fondamentale per il successo dei Beatles.
Pretendiamo che il successo sia esclusivamente una questione di merito individuale. Ma non c’è nulla in nessuna delle storie che abbiamo esaminato finora che suggerisca che le cose siano così semplici. Queste sono storie, invece, di persone che hanno ricevuto un’opportunità speciale per lavorare davvero sodo e l’hanno colta, e che per caso sono cresciute in un’epoca in cui il loro straordinario impegno veniva premiato dal resto della società. Il loro successo non era solo merito loro. Era un prodotto del mondo in cui sono cresciuti.
“We pretend that success is exclusively a matter of individual merit. But there’s nothing in any of the histories we’ve looked at so far to suggest things are that simple. These are stories, instead, about people wo were given a special opportunity to work really hard and seized it, and who happened to come of age at a time when the extraordinary effort was rewarded by the rest of society. Their success was not just of their own making. It was a product of the world in which they grew up.” (p. 67)
Non demordete. Allenatevi, allenatevi tanto e dedicate più ore possibili alle vostre passioni. Continuate a dedicarvi con dedizione a quello che più vi piace e vi rende felici e forse, con un po’ di fortuna riuscirete a raggiungere i vostri obiettivi (siano essi legati al successo o semplicemente all’eccellenza).
Gladwell, M. (2009). Outliers: The Story of Success. Penguin Books.