“Fuoriclasse: Storia naturale del successo” – Malcolm Gladwell – (Parte 1)

Titolo Originale – “Outliers: The Story of Success”

Malcom Gladwell: autore, giornalista, commentatore culturale e avventuriero intellettuale. Nato in Inghilterra nel 1963 e cresciuto in Ontario, nel 2005 è stato nominato una delle 100 persone più influenti dalla rivista Time.

Consigliatissimo a tutti, per il suo stile semplice, scorrevole ed estremamente piacevole. Inoltre tutti i suoi libri sono disponibili in italiano!!!


DIFFICOLTA’: bassa

LINGUA ORIGINALE: Inglese USA


Perché alcune persone ottengono molto di più rispetto ad altre? Sono persone così fuori dall’ordinario o sono molto più simili a noi di quanto pensiamo? Perché alcune persone hanno successo e altre no? Malcolm Gladwell analizza la vita di diverse personalità di successo, dai campioni dello sport ai geni scientifici e informatici, per mostrarci come la storia del successo sia molto più sorprendente di quanto pensiamo. Solo le persone particolarmente dotate riescono ad avere successo? E’ vero che impegno e dedizione ripagano sempre? In che relazione si trovano genio, impegno e fortuna quando si parla di persone che hanno avuto successo nella vita?


Cominciamo col dire che, secondo Gladwell, le persone di successo sono inevitabilmente i beneficiari di situazioni vantaggiose, straordinarie opportunità e retaggi culturali che hanno permesso loro di imparare, lavorare duramente e capire il mondo in un modo unico rispetto ad altre persone a loro contemporanee.

In altre parole, chiedersi quali sono le caratteristiche principali delle persone di successo non è sufficiente. E’ solamente chiedendosi da dove vengono che si può svelare la logica dietro alle personalità che hanno successo capendo così perché altre non prosperano nello stesso modo.

it’s not enough to ask what successful people are like, in other words. it is only by asking where ther are from that we can unravel the logic behind who succeeds and who doesn’t.
(p. 19)

I biologi spesso parlano di “ecologia” di un organismo: la quercia più alta della foresta non é la più alta solamente perché é cresciuta dalla ghianda più forte; é la più alta anche perché altri alberi non le hanno bloccato la luce del sole, la terra intorno era profonda e ricca di nutrienti, nessun coniglio ha rosicchiato la sua corteccia quando ancora era un alberello, e nessun taglialegna l’ha abbattuta prima che raggiungesse la maturità.

Sappiamo tutti che le persone di successo vengono da un seme forte. Ma sappiamo abbastanza di altri fattori come il sole che le ha scaldate, la terra in cui sono state piantate, i conigli e i taglialegna che hanno avuto la fortuna di evitare? Questo non é un libro sugli alberi alti e forti. E’ un libro che parla di foreste.


In Canada la soglia di ammissione per le selezioni professionistiche in termini di età per i giocatori di hockey è di 9/10 anni con l’1 gennaio come data spartiacque. Per questo motivo, un bambino che compie 10 anni il 2 gennaio può giocare con o contro altri bambini che potrebbero compiere 10 anni alla fine dell’anno – e a quell’età, nella preadolescenza, un margine di 12 mesi rappresenta una differenza sostanziale nella maturità fisica (p. 24).

Ovviamente, un bambino con un vantaggio di 12 mesi su un altro ha più possibilità di essere selezionato. Nel momento in cui viene selezionato per entrare nel circuito professionistico avrà allenatori più competenti, allenamenti di qualità superiore e più frequenti, compagni di squadra che giocheranno ad un livello più alto, giocherà 50 o 75 partite a stagione rispetto alle 20 che avrebbe disputato nella categoria amatoriale e così via. All’inizio della sua carriera, il vantaggio di questo bambino non è quello di essere necessariamente migliore degli altri quanto piuttosto quello di essere più “vecchio.” Il gruppo ristretto di bambini nati vicino alll’1 gennaio riceverà quindi un grande vantaggio rispetto a tutti gli altri.

Gladwell ci mostra l’esempio della rosa dei giocatori dei Medicine Hat Tigers del 2007 (lascio a voi la divertente impresa di cercare le rose di altre squadre e altri sport per verificare la tesi dell’autore).

Quando selezioniamo i giocatori in base all’età, non emerge niente di significativo; oscillano dai 16 ai 20 anni. Tuttavia se li ordiniamo in base al mese di nascita, emerge uno scenario completamente differente: una grande percentuale di giocatori risulta essere nata all’inizio dell’anno con il mese di gennaio che domina su tutti gli altri.

Le modalità con cui i canadesi selezionano i giocatori di hockey é un bellissimo esempio di ciò che il sociologo Robert Merton notoriamente chiamò la “self-fulfilling prophecy” (profezia auto-avverante o che si auto-adempie).

Rappresenta una situazione in cui “una falsa definizione al principio provoca un nuovo comportamento che trasforma la concezione falsa originale in vera.”

a situation where “a false definition, in the beginning … evokes a new behavior which makes the original false conception come true.” (p. 25)

Questa ingannevole validità della profezia che si auto avvera perpetua un regime dell’errore che vede il profeta citare il corso attuale degli eventi come prova del fatto che aveva ragione dall’inizio.” Nel caso delle selezioni di hockey canadesi, tutto comincia con una falsa definizione di quale sia il giocatore migliore fra i bambini di età compresa fra i 9 e i 10 anni che termina con la scelta del più vecchio ogni anno. Inoltre, il modo in cui trattano questi nuovi talenti trasforma il falso giudizio originale in corretto.

Questi bambini, nei confronti dei loro compagni più giovani, godono di un vantaggio che non hanno meritato né conquistato con le proprie forze. Il sociologo Robert Merton chiamò notoriamente questo fenomeno il “Matthew Effect” (l’effetto Matteo, dal vangelo di Matteo che recita come segue: “Perché a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”). In altre parole, quelli che hanno successo hanno anche maggiori probabilità di ricevere opportunità speciali che portano ad ulteriore successo. Il successo é il risultato di ciò che i sociologi chiamano “accumulative advantage” ovvero “vantaggio cumulativo” secondo cui ogni vantaggio porta ad un ulteriore vantaggio.

Ci aggrappiamo all’idea che il successo é semplicemente una funzione del merito individuale e che il mondo in cui noi tutti cresciamo e le regole che decidiamo di scrivere come società non contano per niente.

because we cling to the idea that success is a simple function of individual merit and that the world in which we all grow up and the rules we choose to write as a societo don’t matter at all. (p. 33)

E invece queste regole contano, e apparentemente non poco.


Gladwell, M. (2009). Outliers: The Story of Success. Penguin Books.

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