
“How to combat microaggressions”
https://www.apa.org/news/podcasts/speaking-of-psychology/microaggressions
Le microaggressioni – gli episodi indiretti, sottili, a volte involontari di razzismo e pregiudizi che i membri dei gruppi emarginati sperimentano ogni giorno – possono incidere pesantemente sulla salute mentale e fisica delle persone.
Derald Wing Sue, PhD al Teacher’s College, Columbia University, ci spiega come riconoscere una microaggressione, perché le microaggressioni possono influire sul nostro equilibrio psicofisico e cosa si può fare per contrastare e neutralizzare questi casi quotidiani di razzismo e pregiudizi.
Definire e individuare una microaggressione non è semplice.
Non solo dipende dal contesto culturale e sociale all’interno del quale si può verificare ma anche, e forse soprattutto, dalla percezione che ogni individuo ha di ciò che lo circonda. Ci sono per esempio comportamenti che altre persone hanno nei nostri confronti che possono semplicemente infastidirci mentre in altre situazioni ci offendono profondamente. Alcune battute possono sembrarci di cattivo gusto mentre altre toccano nervi scoperti o coinvolgono sfere della nostra personalità finendo per alimentare ansie e insicurezze.
Ma allora…
- Cosa rende qualcosa una microaggressione?
- In cosa differiscono le microaggressioni dalla semplice maleducazione?
- Che effetti hanno le microaggressioni su chi le subisce?
- Perché sono così dannose e in che modo?
- Cosa si può fare quando si vive una microaggressione o quando si è testimoni di una microaggressione rivolta a qualcun altro?
1) COME DEFINIRE UNA MICROAGGRESSIONE
Secondo il Dr. Sue, “le microaggressioni sono le offese e le umiliazioni quotidiane, gli insulti e le invalidazioni che le persone … sperimentano nelle loro interazioni quotidiane con individui spesso ben intenzionati che non sono consapevoli di essersi impegnati in modo umiliante o offensivo nei confronti dell’individuo.”
Ciò che rende le microaggressioni così potenti è che sono il riflesso di visioni del mondo, di inclusione, esclusione, superiorità, inferiorità e normalità, anormalità.
The thing that makes microaggressions so powerful is that they are reflections of worldviews, of inclusion, exclusion, superiority, inferiority, and normality, abnormality.
Quando si parla di microaggressioni ci si riferisce, per loro natura, ad offese e umiliazioni quotidiane nei confronti di gruppi emarginati. Esistono infatti microaggressioni razziste, (basate sull’appartenenza etnica), sessiste (fondate sulla disparità di genere tra uomo e donna), religiose, abiliste (basate sulle condizioni di abilità o disabilità della persona) e omo/transfobiche (basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere). In generale, si potrebbe affermare che ci sono tante microaggressioni quanti sono i gruppi emarginati presenti all’interno di una società.
Sebbene il processo psicologico secondo il quale le microaggressioni si presentano sia lo stesso, le tipologie o le tematiche che caratterizzano questi episodi differiscono in base alle caratteristiche sociali del gruppo stesso. Per esempio, la comunità Afroamericana sarà più propensa a ricevere microaggressioni legate al tema della criminalità e della pericolosità dei suoi componenti; quella Asiatica americana o Latinoamericana subirà episodi di alienazione e ostracismo; la comunità LGBTQ sperimenterà microaggressioni legati al tema del peccato e della patologizzazione e così via.
E così, quando parliamo di microaggressioni, il tipo di gruppo o popolazione a cui ci riferiamo spesso sperimenta diversi temi che tendono a denigrarli in qualche modo e a negare chi sono come esseri culturali.
And so while we talk about microaggressions, the type of group or population that we refer to oftentimes experience the different themes that tend to put them down in some way and negate who they are as cultural beings.
2) QUALI SONO GLI EFFETTI FISIOLOGICI E PSICOLOGICI DEL SUBIRE MICROAGGRESSIONI NEL TEMPO?
Le microaggressioni possono essere verbali, comportamentali e ambientali e vengono generalmente suddivise in tre gruppi: microattacchi, microinsulti e microinvalidazioni. Senza entrare in pesanti tecnicismi e lunghe spiegazioni, penso basti sottolineare che individuare le microaggressioni non è semplice. Si muovono su uno spettro che va dall’esibire una svastica e dire frasi del tipo “Tornatene al tuo paese,” a forme di invalidazione più sottili come “Una ragazza ingegnere meccanico? Non l’avrei mai detto” o ancora “Non sembri gay” oppure “Hai stile/ti vesti benissimo per essere una donna curvy.”
C’è un continuum che va dall’azione consapevole e intenzionale a commenti estranei ad ogni forma di volontarietà o di consapevolezza cosciente. Le ricerche hanno mostrato che le forme di microaggressioni che sono maggiormente al di fuori del livello di consapevolezza (ovvero quelle espresse inconsapevolmente) tendono a produrre il danno maggiore. Questo tipo di microaggressioni sono spesso considerate innocenti o innocue da chi le compie e sono generalmente seguite da frasi quali: “No, ma io scherzavo”, “Dai, non offenderti!”, “Oh, ma quanto sei sensibile”, “Non si può dire più nulla”. Subire questo tipo di microaggressioni può danneggiare la salute mentale e fisica delle persone e generare stress cronico, depressione, ansia, riduzione dell’autostima, compromissione in generale dello stato psicologico, difficoltà di apprendimento e risoluzione di problemi, abbassamento del rendimento generale in ambito lavorativo, disparità nell’occupazione, nella sanità e nell’istruzione.
A differenza di episodi di maleducazione o diversamente dalle risposte brusche e scortesi date da una persona che quel giorno si è semplicemente “svegliata male”, le microaggressioni sono subdole ed estremamente invalidanti perché sono costanti commenti e osservazioni che le persone soggette a questo trattamento sperimentano quasi ogni giorno e spesso per tutta la vita. Lo stesso Dr. Sue racconta essere spesso soggetto a microaggressioni di tipo razziale o etnico a causa del suo aspetto. Appartenendo alla comunità asiatico americana e avendo tratti asiatici, fra le osservazioni che più frequentemente gli vengono rivolte una fra tutte riassume quanto detto fino a questo momento: “Dr. Sue, lei parla un inglese eccellente.” Apparentemente innocua (e spesso seguita da “Dove sei nato?/Di dove sei in realtà?”), questa frase nega le origini stesse della persona sottolineandone i suoi tratti percepiti come non abbastanza americani. Nato e cresciuto negli Stati Uniti, è ovvio che il Dr. Sue parli un inglese corretto. E’ in situazioni come queste che le microaggressioni si trasformano in un costante promemoria del fatto che i gruppi che le sperimentano siano considerati cittadini di seconda classe.
3) COSA FARE E COME RISPONDERE ALLE MICROAGGRESSIONI?
Sebbene le microaggressioni siano difficili da individuare, poterle riconoscere è possibile. In tal senso, spero che le spiegazioni e gli esempi riportati in questo articolo possano aiutare a fare chiarezza sul tema. Quindi, una volta che abbiamo imparato a navigare il mondo delle microaggressioni, come possiamo fare per reagire e rispondere nel caso fossimo soggetti a questo tipo di comportamenti?
Prima ancora di agire, è sempre bene analizzare la situazione e stabilire se sia o meno il caso di entrare in conflitto con i responsabili della microaggressione. Talvolta è infatti consigliabile rinunciare a qualsiasi tipo di confronto che possa mettere in pericolo la propria sicurezza fisica. Una volta accertata la possibilità di poter entrare in discussione con la persona in maniera più o meno civile, una delle prime opzioni fornite dal Dr. Sue riguarda la necessità di rendere visibile l’invisibile. Per quanto possa sembrarci strano o assurdo, gli esecutori di microaggressioni possono agire in maniera inconsapevole. Per rendere palese un episodio di microaggressione dobbiamo semplicemente farlo notare con frasi che possono essere “Stai parlando per stereotipi,” oppure “Quella era una microaggressione.” Tuttavia, dal momento che non tutti sanno cosa significhi stereotipo o microaggressione, a volte può risultare terapeutico ed educativo spiegare perché ci si sente offesi da quanto è stato appena detto (“Mi sono sentito ferito” oppure “So che l’hai detto per fare una battuta ma…” piuttosto che “Sei un razzista/sessista/omofobo”). Così facendo si sposta l’attenzione dalle caratteristiche personali dell’esecutore (non ti sto accusando per qualcosa che tu sei) a ciò che è stato percepito dal target (ti sto rendendo partecipe di ciò che le parole che hai usato mi hanno suscitato).
Ciò che hai fatto è aver separato l’intento dall’impatto in modo da poter parlare dell’impatto e convincere la persona a lavorare in termini di comprensione di cosa potrebbe essere successo.
what you’ve done is you’ve separated out the intent from the impact so that you can now talk about the impact and get the person to work back in terms of understanding what might’ve gone on.
Quando la situazione lo permette si può rispondere ad una microaggressione con un’altra microaggressione assurda con lo scopo di creare una situazione paradossale che farà capire all’esecutore quanto sia assurdo quello che ha appena detto. Per esempio, Dr. Sue riporta un esempio abbastanza comune all’interno della cultura americana. Ad una microaggressione che recita “Sei carina per essere una ragazza di colore” i target raccontano di aver trovato molto utile rispondere “Anche tu sei molto carino/a per essere un/a ragazzo/a bianco/a.” Allo stesso modo frasi come “Una donna ingegnere chimico? Non l’avrei mai detto” possono essere ripagate con la stessa moneta rispondendo “Un uomo avvocato? Che cosa strana no?” Nella maggior parte dei casi i responsabili delle microaggressioni rimangono senza parole e fanno un passo indietro.
E ho imparato, ad esempio, che quando qualcuno si avvicina a me, di solito una persona ben intenzionata, e mi dice: “Dr. Sue, lei parla un inglese eccellente.” dirò: “John, grazie. Anche lei.”
and i’ve learned, for example, that someone comes up to me, usually a well-intentioned individual and says to me, “Dr. Sue, you speak excellent English.” I will say, “John, thak you. You do too.”
Ricordiamo che le situazioni sopra descritte fanno riferimento a microaggressioni perpetrate da individui che non agiscono con la chiara intenzione di recare danno alla parte offesa. Non è mai semplice rispondere a casi di microaggressione e le situazioni sono così personali e differenziate fra di loro che dare consigli che possano funzionare su scala universale è praticamente impossibile. I casi più estremi di microaggressioni possono sfociare in violenza fisica ed è quindi sconsigliato cercare il confronto con soggetti che presentano chiari segnali di razzismo, omofobia o simili. In altre situazioni ci sono differenze di status o di potere (per esempio al lavoro con il proprio capo oppure in situazioni che coinvolgono le forze dell’ordine o il proprio professore a scuola) che renderebbe probabilmente inutile o rischioso qualsiasi tipo di confronto. In tal caso è necessario prendere in considerazione altre strategie probabilmente più articolate e complesse come il supporto esterno di associazioni o organizzazioni socialmente coinvolte e competenti in materia. Per tutto il resto, se la situazione lo permette, il confronto costruttivo è una delle armi più potenti che l’essere umano possa avere per cambiare le cose.
Quali sono i soggetti coinvolti?
Tutti sono coinvolti quando si parla di microaggressioni. La persona soggetta alle microaggressioni sarà, per ovvi motivi, la prima che si sentirà presa in causa e quindi nella posizione di doversi difendere in qualche modo. Tuttavia, anche coloro che assistono ad un episodio di microaggressione possono intervenire per difendere la parte offesa e, allo stesso tempo, sensibilizzare la parte che offende disinnescando la microaggressione stessa. Così come è stato dimostrato che le microaggressioni, per il loro carattere subdolo e costante, hanno un profondo effetto negativo su chi le subisce, è stato anche notato che intervenire (ove possibile) quando si è in presenza di una microaggressione innesca numerosi effetti positivi. Una volta che si impara a gestire episodi di microaggressione e che si hanno gli strumenti per reagire si passa da uno stato di impotenza e vulnerabilità ad un altro completamente opposto. Il livello di autostima e consapevolezza aumenta generando un senso di potere e autodeterminazione che rende possibile l’eventuale confronto. Questo coinvolge sia le vittime di microaggressione sia i testimoni di questi episodi che vorrebbero intervenire ma non sanno come fare o hanno semplicemente paura di esporsi.
…una volta iniziata la formazione, sviluppano questa consapevolezza che inizia a cambiare il modo in cui vedono il mondo e le altre persone. .
…once you begin the training, they develop this awareness that begins to change the way they see the world and other people.
CONCLUSIONE
Alla base del concetto che sta dietro alla formazione e alla manifestazione di fenomeni discriminatori come le microaggressioni c’è la consapevolezza. Consapevolezza di chi siamo e del posto che occupiamo all’interno della società. Ma soprattutto la consapevolezza di ciò che ci circonda. Saper riconoscere quegli schemi socio-culturali che definiscono un gruppo è indispensabile per spostare la nostra attenzione da una visione basata su pregiudizi ad una comunicazione finalizzata a valorizzare le caratteristiche personali di ogni singolo individuo. Solo con il dialogo è possibile la crescita. Si possono commettere degli errori, si possono dire cose che nella nostra testa non risultano offensive ma che la parte coinvolta percepisce come forma di microaggressione. Non è un problema anzi, se affrontata con la giusta apertura una situazione inizialmente di imbarazzo o disagio può trasformarsi in un’occasione di crescita per tutte le parti coinvolte.
Per maggiori esempi ed approfondimenti con video in inglese clicca qui.
Per esempi ed approfondimenti su pregiudizi e microaggressioni nel posto di lavoro (in inglese) clicca qui.
Per maggiori esempi ed approfondimenti in italiano clicca qui e qui. Sebbene la maggior parte degli esempi faccia riferimento a microaggressioni di carattere razziale, la struttura di base così come alcuni strumenti per contrastare tali fenomeni possono essere applicati a qualsiasi altra forma di microaggressione.
FONTI
“How to combat microaggressions” – Dr. Derald Wing Sue
“Le microaggressioni” – Dott. Marco Stefanelli (ITALIANO)
“What to know about microaggressions” – Medically reviewed by Jacquelyn Johnson, PsyD. — By Anna Smith Haghighi