DIFFICOLTA’: bassa (consigliato a chiunque si voglia fare un’idea generale della nascita e sviluppo dei mezzi di comunicazione dai tempi antichi ad oggi)
LINGUA ORIGINALE: Italiano

Benché si usi far risalire i primi notiziari agli acta diurna affissi nelle città dell’antica Roma, il primo vero periodico compare solo alla fine del Cinquecento, a Venezia, venduto al prezzo di una gazzetta: una moneta locale dell’epoca il cui nome finì per identificare il generico giornale periodico fino ai nostri giorni. (pp. 81-82)
Venezia era in quei tempi sede delle più grosse stamperie d’Europa; non è quindi un caso se, come ricordano Briggs e Burke: “L’Inquisizione fu istituita a Venezia nel 1547, l’anno successivo a piazza San Marco e presso il ponte di Rialto furono bruciati libri, nel 1549 fu creato l’Indice dei libri proibiti veneziano (anteriore di quindici anni all’Indice che vincolò l’intera chiesa) e nel 1554 fu emanato il divieto di stampare in Ebraico.” (p. 82)


Attraverso i quattro secoli della sua storia, le pagine dell’Indice [dei libri proibiti dalla Chiesa] hanno ospitato migliaia di titoli e autori, tra i quali i sonetti di Petrarca, il Principe di Macchiavelli, la Monarchia di Dante, il Decameron di Boccaccio. (p. 83)
Realizzato in forma di prototipo nel 1856 da Antonio Meucci (che aveva collegato la sua abitazione con la fabbrica in cui lavorava) anche l’invenzione del telefono non è attribuibile ad una singola persona. Essendo Meucci troppo povero per sostenere i costi della registrazione del brevetto presso un notaio, la storia (soprattutto quella statunitense) per tutto il XX secolo attribuì la paternità del telefono a Graham Alexander Bell, che lo brevettò nel 1876. Solo nel 2002 – a 113 anni dalla morte in povertà dell’inventore italiano – il Congresso degli Stati Uniti con una decisione storica ha riconosciuto ufficialmente a Meucci i suoi meriti. (p. 85)


Le conversazioni telefoniche suscitavano grande diffidenza: secondo il sentire comune chiunque poteva affermare qualsiasi cosa impunemente al telefono, tanto che la parola inglese phoney (ovvero finto, fasullo) deriva proprio da phone, telefono [Fischer 1992].
Anticipando con straordinaria puntualità quanto sarà poi detto riferendosi a internet, si iniziò anche a parlare di “reati telefonici” e a ipotizzare connessioni tra operatori telefonici e malavita organizzata. (p. 86)
Broadcast è l’atto di seminare gettando i semi “a spaglio,” ovvero in modo uniforme e casuale intorno a sé. La comunicazione broadcast, analogamente, “getta” il messaggio nell’ambiente circostante, senza avere un destinatario preciso.
Nel caso della radio ciò significò la trasformazione del nuovo medium da strumento di comunicazione punto-a-punto a quelle che sarebbero diventate le prime stazioni radiofoniche così come le intendiamo oggi. (p. 87)


… le trasmissioni televisive in Italia cominciano ufficialmente il 3 gennaio 1954 a cura della Rai (Radio audizioni italiane). Naturalmente la programmazione era in bianco e nero e su un unico canale che trasmetteva solo alcune ore al giorno, raggiungendo in un primo momento circa il 30% della popolazione.
Un apparecchio televisivo costava all’epoca una cifra vicina a quella di un’automobile, equivalente a dodici mensilità di un reddito medio. (p. 88)
I primi esempi di pubblicità possono essere considerati le insegne che i commercianti dell’antica Grecia (e successivamente a Roma e, per esempio, a Pompei) cominciarono ad apporre sopra l’ingresso delle proprie botteghe. Le insegne si resero necessarie allorché i prodotti in vendita non venivano più esposti all’aperto, come accadeva nei mercati di piazza, ma venivano collocati all’interno dei locali chiusi. L’insegna svolgeva così una funzione pubblicitaria cercando di catturare l’attenzione dei passanti. (p. 120)


Le prime forme di comunicazione pubblicitaria moderna si diffusero nel XVII secolo, proprio accompagnando la diffusione della stampa. Nel 1630 venne aperto a Parigi il Bureau d’Adresse, una piccola agenzia pubblicitaria che curava la pubblicazione di inserzioni su riviste e fogli stampati. (p. 120)
Sempre in Francia vennero registrate le prime esperienze di inserzioni pubblicitarie nei quotidiani: la figura di Émile de Girardin, fondatore nel 1836 del quotidiano “La Presse,” è emblematica a riguardo.
De Girardin può infatti essere considerato uno dei principali innovatori del ruolo della pubblicità nella carta stampata, in quanto fu tra i primi a sfruttare gli introiti derivanti dalle inserzioni pubblicitarie per sostenere l’abbassamento del costo del proprio giornale e quindi permetterne un notevole aumento della tiratura e delle vendite.


In Italia la storia della pubblicità televisiva è piuttosto originale e diversa da quella degli altri paesi: il servizio pubblico di trasmissione televisiva venne lanciato nel 1954, ma solo dopo tre anni apparvero i primi contenuti pubblicitari, collocati all’interno della celebre trasmissione Carosello.
(…) il contenuto pubblicitario vero e proprio poteva durare al massimo 35 secondi, da visionare dopo un filmato di 100 secondi nei quali il nome del prodotto o della marca non potevano essere menzionati. Carosello venne trasmesso per trent’anni, sebbene con diversi aggiustamenti (…). (p. 121)
Presso il National Museum of Computing a Bletchley Park, in Inghilterra, due scaffali lunghi sei metri e larghi due metri e mezzo ospitano l’unica riproduzione esistente al mondo di Colossus, oggi considerato il primo computer digitale programmabile della storia. (p. 151)
[costruito e utilizzato per la prima volta nel Regno Unito durante la Seconda Guerra Mondiale]
[Film – The Imitation Game]


Fu costruito in gran segreto nel 1943, in piena guerra mondiale, da un team di ingegneri e matematici allo scopo preciso di decifrare le comunicazioni strategiche militari del Terzo Reich. Una volta finita la guerra anche grazie ai loro servizi, i dieci esemplari esistenti di Colossus furono distrutti e la loro stessa esistenza fu mantenuta nascosta agli storici fino agli anni Settanta, in quanto informazione considerata di vitale importanza per i servizi segreti di Sua Maestà britannica. (pp. 151-152)
Nella prima metà degli anni Settanta, pochi anni dopo i primi esperimenti, fu coniato il termine “internet” (da inter-networking) per evidenziare la capacità della rete di collegare sistemi informatici eterogenei situati anche a grande distanza tra loro e in paesi diversi. (p. 154)


L’esperimento di Milgram e i “sei gradi di separazione” – sarebbero sufficienti solamente sei intermediari per mettere in contatto tra loro due persone qualsiasi sulla faccia della terra. (p. 170)
[Film – Sei Gradi di Separazione (Six Degrees of Separation) con Will Smith]
Paccagnella, L. (2020). Sociologia della comunicazione nell’era digitale. Il Mulino